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RI_progettiamo_CI - Studio Calvi Brambilla: "come siamo reat [..]

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Iniziamo una nuova settimana riflettendo sulla necessità di riproggettarci e ripensare business e comunicazione con Fabio Calvi e Paolo Brambilla, architetti milanesi fondatori dello Studio Calvi Brambilla che dal 2006 lavorano insieme ad architetture d’interni (residenze private, uffici e negozi), allestimenti e design del prodotto, proponendo il mondo del progetto indagato attraverso un approccio creativo in cui la fantasia conta quanto il rigore funzionale ed il controllo in tutte le fasi realizzative. 

Fabio Calvi (1969) ha studiato architettura a Milano e Londra. Dopo aver collaborato con Gianfranco Frattini e con Ferruccio Laviani, ha aperto il proprio studio nel 2004.
Paolo Brambilla (1973) ha studiato architettura a Milano e Barcellona. Dal 2005 per nove anni ha tenuto un corso di Design degli Interni al Politecnico di Milano. È stato Consigliere dell'Ordine degli Architetti di Milano dal 2013 al 2017.
Insieme vincono tra gli altri: il German Design Awards 2020 per lo stand Pedrali (#PedraliPalaceofWonders) presentanto al Salone del Mobile 2019; il Good Design Awards 2019 per la collezione di tavolini Baio disegnati per Pianca;  la selezione ADI Design Index 2019 per la progettazione dello stand antoniolupi presentato al Salone del Mobile e la ristrutturazione dello showroom del brand toscano inaugurato durante il FuoriSalone dello stesso anno.

- Cosa significa per voi avere coraggio in ambito lavorativo?

Per noi avere coraggio coincide con l’assecondare le nostre passioni: la progettazione, il design e l’architettura. Perché essendo anche le nostre ossessioni, ci danno la forza di andare avanti nonostante viviamo in un mondo pieno di incognite e dove succedono cose che non si possono controllare.
E poi a dire il vero la condizione di questo periodo l’abbiamo già vissuta un’altra volta: quando abbiamo avviato lo studio nel 2006, appena prima della grande crisi del 2008 con relativa recessione. Di quel periodo conserviamo la stessa tenacia per cui non possiamo fare a meno della progettazione e del design. Allo stesso tempo, la vera sfida è conservare la tenacia anche quando il tessuto produttivo intorno a noi si ferma. Ma chi progetta guarda avanti per sua natura.

- In questo momento ha assunto un significato diverso?

Sì, in questo momento in cui è tutto fermo, anche noi viviamo in una lunga sospensione, siamo sensibili a quanto accade nel mercato globale sia umanamente che professionalmente. Di sicuro ci aspetta una nuova fase, in cui il disegno e la progettazione vivranno mutazioni profonde e nuovi linguaggi. Come ogni crisi, anche questa rappresenterà un nuovo punto di partenza.

In questi giorni una risorsa che stiamo apprezzando e impiegando bene è il tempo che abbiamo a disposizione: stiamo sviluppando dei progetti creativi che avevamo messo in disparte, adesso abbiamo tutto il tempo necessario per pensare, immaginare, riscoprire le nostre idee e farle sedimentare. Perché vale come per il buon vino: la velocità da cui eravamo ormai assuefatti rischiava di non far assaporare una certa stagionatura. Il tempo e la distanza sono valori preziosi per misurare l’evoluzione e il valore di un progetto, dall’idea alla sua realizzazione.

- Tre aggettivi per lo smart working.

Comodo, sostenibile ma anche migliorabile. Probabilmente, messi davanti ad una possibile scelta, il piacere dell’interazione reale avrà sempre la meglio, ma questa crisi ha accelerato la nostra transizione verso il lavoro da casa. Un tema interessante è proprio lo spazio: siamo passati dallo spazio neutro di un ufficio ad uno estremamente personale. Questo influirà molto sul modo in cui la casa diventa l’immagine di noi stessi verso gli altri. Nel ritaglio di una videoconferenza ci sono dettagli che possono essere interessanti e che dovremo rivalutare. Probabilmente dovremo diventare tutti un po’ registi, scenografi e direttori della fotografia di noi stessi, dando valore a ciò che ci circonda: dai fondali, ai colori, alla qualità della luce. Possono nascere spunti di grande interesse. 

- Cosa porterai nel futuro di questa esperienza?

In quel lontano futuro avremo elaborato una quantità di pensieri che oggi ancora non decifriamo. Difficile prevederli ora.

- Quando l’emergenza sarà finita hai pensato a come dare forza e visibilità alla tua attività?

Come studio siamo già a nostro agio con tutto ciò che ruota intorno alla comunicazione digitale. Di sicuro questo periodo cambierà le nostre abitudini: presteremo maggiore attenzione e limiteremo tutti gli spostamenti superflui e ottimizzeremo il tempo e le connessioni, intese nel più ampio significato delle relazioni con gli altri. È una fase che può insegnarci molto sul nostro modo di abitare il mondo.