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RI_progettiamo_CI - K-array: "come siamo reattivi al cambiam [..]

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Dettagli azienda
Via Paolina Romagnoli 17
50038 - Scarperia e San Piero a Sieve
Firenze - Italy

Tel: +39 055-8487222
www.k-array.com
Riprendiamo il nostro consueto appuntamento con RI_progettiamo_CI presentando una realtà di eccellenza del nostro territorio: K-array, azienda manifatturiera fondata a Firenze nel 1990 e riconosciuta in tutto il mondo per le sue innovative soluzioni in ambito di audio professionale di alta qualità, tra cui sistemi portatili per concerti, diffusori acustici e subwoofer oltre a prodotti da installazione di innovativo design.

Hanno risposto alle nostre domande Stefano Zaccaria e Andrea Torelli, rispettivamente VP Sales e Marketing e Marketing & Communications Manager dell'azienda.

Classe 1963, Stefano Zaccaria frequenta a Firenze la Facoltà di Architettura, indirizzo Industrial Design, e successivamente a Bologna il DAMS – Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo, indirizzo Industrial Design. Inizia a lavorare giovanissimo, non consegue la laurea, ma matura una lunga esperienza in aziende del lusso, del design e della regalistica aziendale, con incarichi direzionali in area marketing e commerciale, conduce importanti progetti di consolidamento e sviluppo, fino a progetti di start-up, focalizzandosi principalmente sull’innovazione dei processi, change management ed apprendimento.

- Che cosa significa per te avere coraggio in ambito lavorativo?
 
In senso più generale, quindi sia nella sfera privata che in quella professionale, significa esercitare la virtù fondamentale degli innovatori, quelli che non si fermano difronte alle difficoltà, agli scenari mutevoli, sia riferiti a modelli sociali che a quelli di business. Quindi convinzione, tenacia, resilienza, questi sono gli attributi. Con molta probabilità tutto questo coraggio ci servirà anche per riscrivere la nostra visione, la nostra missione, per scoprire all’interno di scenari nuovi, il nostro compito specifico, così da attivarci in maniera convinta ed energica, proiettati verso nuove mete con la curiosità e lo stupore di quando eri bambino e l’emozione di quando eri alle prime armi. 
Dovremo avere si tanto coraggio per affrontare pregiudizi e preconcetti, così come i timori di chi ti sta intorno, di chi spera di trovare nuovamente convenzionalità, lì dove invece ci sarà tanta eccezionalità e nuove opportunità. 

Insomma, il coraggio deve avere gli “occhi che sanno cercare anche quello che non c’è”. (Pino Daniele, 2006)
 
- Quando l’emergenza virus sarà finita hai già pensato a come ridare forza e visibilità al tuo brand e alla tua attività?

Qualche giorno passeggiando nel campo di olivi, che ho fortunatamente davanti casa, ho sentito il bisogno di fare l'elenco dei maestri che ho incontrato durante la mia vita privata, accademica e professionale, bene sono alcuni e sono grandi; sono loro che mi hanno indicato il concetto di “forza e visibilità”, mi hanno portato ad essere curioso e fin troppo eclettico. Continuerò a provocare riflessioni, reazioni, progetti e azioni secondo l'approccio del “Pensiero Laterale” di Edward De Bono e il “Marketing Laterale” di Philip Kotler del quale sono convinto promotore. Continuerò, comunque e ovunque.



Nato nel 1978,al termine della sua formazione liceale scientifica Andrea Torelli intraprende un percorso di studi musicali che lo portano ad interrompere un iter accademico tradizionale, troppo lontano dalle sue passioni, e ad interessarsi alle tecnologie che della musica ne permettono il massimo godimento. Per anni direttamente sul campo al servizio di un pubblico sempre diverso, trasferisce la propria cultura e conoscenza di prodotto a vantaggio della comunicazione aziendale in K-array imparando le principali metodologie di marketing dal confronto con grandi aziende partner, come Sennheiser, validissimi colleghi e continui aggiornamenti e letture.
 
- Che cosa significa per te avere coraggio in ambito lavorativo?
 
Pur nell’agio di non rivestire il ruolo dell’imprenditore, più di una volta nella mia vita mi sono trovato di fronte a scelte se vogliamo coraggiose. In ciascuno di questi miei vissuti, il coraggio è consistito nel prendere direzioni che non mi permettevano di avere visibilità sul mio futuro, di abbandonare alcune comode certezze e imparare da zero a fare o essere qualcos’altro. È il coraggio di ritornare principianti e umili, accettando l’idea di aver comunque sempre bisogno di qualcuno che ci guida, ci consiglia, ci pone in un diverso punto di osservazione. Se ci penso meglio, queste sfide coraggiose cerco di affrontarle quasi quotidianamente. Ho perso il conto delle volte che mi sono costretto a rivalutare la certezza che fino al giorno prima sostenevo con convinzione. Però capita proprio questo, sia nella vita privata che in quella professionale: la storia va avanti, cambiano le condizioni sociali, economiche, politiche, cambiano le nostre relazioni, i nostri interessi, gli stimoli che riceviamo dalla società; e allora ci viene richiesto un continuo riadattamento. In questo sta il vero significato della parola FITNESS, dal verbo to fit for (essere adatto a). Inconsapevolmente ogni volta che pronunciamo questa parola stiamo citando Darwin e il suo principio di adattamento di una specie. La specie che si adatta è parte di un percorso evolutivo, quella che non si adatta si estingue. Quindi ognuno dovrebbe porsi questa domanda: rispetto alle condizioni in continuo mutamento vogliamo prendere il coraggio ed essere fit (adattatti) – è faticoso, me ne rendo conto - o preferiamo mantenere posizioni rigide sulle nostre comode certezze ed essere unfit (disadattati)?
 
- Quando l’emergenza virus sarà finita hai già pensato a come ridare forza e visibilità al tuo brand e alla tua attività?
 
Gli scenari di un dopo-Covid possono essere molti. A sostegno di alcuni di questi c’è tanta ricerca sociologica che per il momento però è solo teoria, anche se leggendone in dettaglio i trattati ne esci sufficientemente convinto per iniziare a prendere alcune decisioni. Provando a non lanciarsi da subito verso quegli scenari catastrofici che ci vengono descritti, il consiglio che vorrò dare all’azienda per cui lavoro quando avremo una visione più chiara di come sarà il dopo-coronavirus è comunque di mantenere un approccio “fitness” sia nel caso di ritrovare un mondo completamente mutato che nel caso in cui tutti ci riprendessimo le nostre vite in modo immutato. Sarà importante saper ascoltare e osservare il mondo come lo ritroveremo, per capire al più presto se così, nella stessa forma in cui eravamo prima che tutto questo accadesse, si è ancora adatti a fornire quello di cui le persone hanno bisogno, pensando a quanto di meglio possiamo fare a vantaggio di tutti i clienti, colleghi, fornitori e alle loro famiglie. Credo sarà mio compito ricordare che la musica unisce tutti e non ci sarà mai nulla che potrà sottrarla ai costumi dell’uomo. K-array sarà là a completo supporto delle più forti emozioni un uomo possa sperimentare.